Si tratta di un argomento che come me affascina migliaia di persone sperse per il mondo. Innanzitutto la parola stessa crittografia deriva dall’unione di due parole greche: kryptós (nascosto) e gráphein (scrivere); in sostanza la crittografia si riferisce alle “scritture nascoste”, quindi ai metodi per rendere un messaggio “offuscato” (il c.d. crittogramma)in modo da non essere comprensibile a persone non autorizzate a leggerlo, che non sono in quanto tali in possesso del codice di crittazione.

La crittografia ha origini antichissime e mi sembra interessante fare qui riferimento ad alcuni ceni storici su questa tecnica antica quasi quanto l’uomo. Infatti già gli ebrei facevano ampiamente uso di precisi codici per tenere nascosti i loro messaggi più riservati, come il codice atbash. Si tratta questo di un cifrario a sostituzione monoalfabetica in cui la prima lettera dell’alfabeto è sostituita con l’ultima, la seconda con la penultima, e così via
Nell’attuale alfabeto italiano, questo significa:
Testo in chiaro: a, b, c, d, e, f, g, h, i, l, m, o, p, q, r, s, t, u, v, z
Testo in chiave: Z, V, U, T, S, R, Q, P, O, N, M, L, I, H, G, F, E, D, C, B, A

Il sistema spartano di comunicazione dei messaggi segreti era invece la scitala (piccola bacchetta in legno). Il messaggio veniva scritto su di una striscia di pelle arrotolata attorno alla scitala. Una volta srotolata e tolta dalla scitala era impossibile capire il messaggio riportato sulla striscia di pelle; la decifrazione era possibile solo se si aveva una bacchetta identica alla scitala del mittente: vi si arrotolava nuovamente la striscia di pelle ricostruendo la primitiva posizione. Questa tecnica spartana costituisce il più antico metodo di crittografia per trasposizione attualmente conosciuto.
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Ma il più noto cifrario dell’antichità è senz’altro quello di Cesare, nato per proteggere un messaggio segreto rivolto a Cicerone. Il cifrario di Cesare è sicuramente il più antico algoritmo conosciuto; si tratta di un cifrario a sostituzione monoalfabetica, per cui ogni lettera del testo in chiaro è sostituita nel testo cifrato dalla lettera che si trova un certo numero di posizioni dopo nell’alfabeto (3 posizioni in quello di Cesare).
Lo schema era pertanto il seguente:
Testo in chiaro: a, b, c, d, e, f, g, h, i, l, m, n, o, p, q, r, s, t, u, v, z
Testo cifrato: D, E, F, G, H, I, L, M, N, O, P, Q, R, S, T, U, V, Z, A, B, C
Ecco un esempio di messaggio cifrato:
Testo in chiaro: stasera aperitivo da Giorgio
Testo cifrato: VZDVHUD DSHUNZNBR GD LNRULNL

Ma in conclusione è bene ricordare quanto sostenuto da Kerckhoffs nel suo libro del 1883 “La Cryptographie Militaire”:
“La sicurezza di un crittosistema non deve dipendere dal tener celato il crittoalgoritmo. La sicurezza dipenderà solo dal tener celata la chiave.“





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