
Nello sviluppo di un nuovo software, e prima che lo stesso venga messo definitivamente sul mercato, uno dei problemi piů difficili da affrontare da parte dei programmatori e’ sicuramente quello della usabilita’: creare, ad esempio, un sito internet ricco di errori o comunque di difficile utilizzo da parte degli utenti rappresenterebbe “la fine” prematura dello stesso. Per questo motivo il lancio di un nuovo software e’ preceduto da quella che tecnicamente viene definita come fase beta.
In questa fase viene proposta una versione beta del software e cioe’ una versione di prova, che viene messa a disposizione degli utenti per far venire a galla possibili errori (bug) o ad esempio incompatibilita’ del software con determinati sistemi operativi.
Con la diffusione di Internet si e’ diffuso il beta testing (o fase beta) soprattutto da parte di utenti non professionisti, immaginati come gli stessi che useranno il software una volta completo.
Gli utenti a loro volta ricevono il software senza alcuna garanzia di funzionamento , anzi con la consapevolezza di incappare in qualche errore, e segnalano al produttore i difetti incontrati. Questo ovviamente facilita molto il lavoro del produttore, perche’ molti errori sono difficili da scoprire e si rivelano solo in casi particolari, ed e’ piu’ facile che essi vengano scoperti quando il software viene testato da migliaia di persone con capacita’ ed abilita’ diverse.
Alla fine del beta testing, il programma e’ considerato completo e distribuibile sul mercato.
L’importanza del beta testing risulta evidente se si vuole fornire agli utenti un prodotto buono e che offra soprattutto una buona usabilita’ dello stesso.
L’usabilita’, secondo la definizione data dalla norma ISO 9241, e’ definita come il “grado in cui un prodotto puo’ essere usato da particolari utenti per raggiungere certi obiettivi con efficacia, efficienza e soddisfazione in uno specifico contesto d’uso”. Il problema dell’usabilita’ si pone quando il modello del progettista non coincide con il modello dell’utente finale (ovvero l’idea che l’utente concepisce del prodotto e del suo funzionamento).
Il grado di usabilita’ si innalza, ovviamente, proporzionalmente all’avvicinamento dei due modelli. L’usabilita’ nasce dunque soprattutto come ausilio alla progettazione, e si applica in particolare alle interfacce. E’ con l’interfaccia di un software, infatti, che ogni utente si relaziona. Ad ogni sua azione l’interfaccia proporra’ un risultato, un cambiamento di stato; poco importa, ai fini dell’usabilita’, come l’interfaccia sia giunta a quello stato, attraverso cioe’ quali meccanismi di programmazione (che sconosciuti ad ogni utente).
Con l’avvento di Internet e la proliferazione dei siti web, il problema dell’usabilita’ sta iniziando a spostarsi sul nuovo settore in qualche caso anche molto diverse da quelle tipiche del software: se un software viene normalmente usato dopo esser stato acquistato, un sito web prima viene usato, e solo se l’uso risulta soddisfacente puo’ dar vita ad una transazione ed eventualmente ad un guadagno.
Cio’ che risulta importante sottolineare e’ che i progettisti abbiano iniziato a spostare l’attenzione sull’utente finale, e che questo sia avvenuto (non senza grosse difficolta’) solo dal momento in cui tale utente-utilizzatore non era piu’ un esperto di informatica (come avviene nella stragrande maggioranza degli utenti che utilizzano siti internet).
A questo proposito vorrei riportare alcuni suggerimenti espressi da Jacob Nielsen, informatico danese considerato il guru dell usabilita’, su come produrre un sito internet “usabile”:
- Dare all’utenza controllo e liberta’: in genere, e’ bene lasciare agli utenti il controllo sul contenuto informativo del sito, permettendo loro di accedere agevolmente agli argomenti presenti e di navigare tra essi, a seconda delle proprie esigenze. E ‘ fondamentale segnalare i link in modo adeguato, senza ambiguita’ di significato e posizionandoli nella pagina dove l’utente si aspetta di trovarli rispetto alle pagine precedenti.
- Flessibilita’ ed efficenza: e’ bene dare agli utenti la possibilita’ di una navigazione differenziata all’interno del sito, a seconda della propria esperienza nell’utilizzo del Web e della conoscenza del sito stesso. Gli utenti non esperti, ad esempio, amano essere guidati passo per passo, mentre gli utenti piu’ esperti preferiscono utilizzare scorciatoie, delle quali anche utenti non esperti, man mano che aumenta il loro livello di esperienza, possono usufruire. Un altro aspetto dell’efficienza e’ anche il tempo di risposta del sistema alle azioni dell’utente, problema che nelle applicazioni web e’ tra i piu’ critici. Nei siti web, il tempo massimo di attesa non deve superare i 10 secondi, tempo oltre il quale gli utenti non mantengono piu’ l’attenzione sul dialogo e iniziano a passare ad un altro sito.
- Aiutare gli utenti a riconoscere, diagnosticare ed uscire dalle situazioni di errore: i messaggi di errore dovrebbero indicare con precisione il problema e suggerire una soluzione costruttiva. Ad esempio, qualora l’utente non avesse compilato correttamente uno o piu’ campi a disposizione sulla pagina, il messaggio successivo all’invio dovrebbe segnalargli quali errori sono stati commessi, cosi’ da permettergli di recuperare con facilita’ all’invio successivo.
Da questi pochi suggerimenti appare evidente come sia fondamentale per i programmatori il ruolo degli utenti nell’ottimizzare la costruzione di un sito internet e per limare eventuali difetti.
Ciro
p.s. un esempio di usabilita’ tentennante lo rileviamo proprio con wordpress riscontrando numerosi problemi coi caratteri accentati sia che si usi firefox che safari… questa, ad esempio, e’ una normalissima “e” accentata che firefox non riesce a leggere: č.








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