Usabilita’

30 03 2008

beta test

Nello sviluppo di un nuovo software, e prima che lo stesso venga messo definitivamente sul mercato, uno dei problemi piů difficili da affrontare da parte dei programmatori e’ sicuramente quello della usabilita’: creare, ad esempio, un sito internet ricco di errori o comunque di difficile utilizzo da parte degli utenti rappresenterebbe “la fine” prematura dello stesso. Per questo motivo il lancio di un nuovo software e’ preceduto da quella che tecnicamente viene definita come fase beta.

In questa fase viene proposta una versione beta del software e cioe’ una versione di prova, che viene messa a disposizione degli utenti per far venire a galla possibili errori (bug) o ad esempio incompatibilita’ del software con determinati sistemi operativi.

Con la diffusione di Internet si e’ diffuso il beta testing (o fase beta) soprattutto da parte di utenti non professionisti, immaginati come gli stessi che useranno il software una volta completo.

Gli utenti a loro volta ricevono il software senza alcuna garanzia di funzionamento , anzi con la consapevolezza di incappare in qualche errore, e segnalano al produttore i difetti incontrati. Questo ovviamente facilita molto il lavoro del produttore, perche’ molti errori sono difficili da scoprire e si rivelano solo in casi particolari, ed e’ piu’ facile che essi vengano scoperti quando il software viene testato da migliaia di persone con capacita’ ed abilita’ diverse.

Alla fine del beta testing, il programma e’ considerato completo e distribuibile sul mercato.

L’importanza del beta testing risulta evidente se si vuole fornire agli utenti un prodotto buono e che offra soprattutto una buona usabilita’ dello stesso.

L’usabilita’, secondo la definizione data dalla norma ISO 9241, e’ definita come il “grado in cui un prodotto puo’ essere usato da particolari utenti per raggiungere certi obiettivi con efficacia, efficienza e soddisfazione in uno specifico contesto d’uso”. Il problema dell’usabilita’ si pone quando il modello del progettista non coincide con il modello dell’utente finale (ovvero l’idea che l’utente concepisce del prodotto e del suo funzionamento).

Il grado di usabilita’ si innalza, ovviamente, proporzionalmente all’avvicinamento dei due modelli. L’usabilita’ nasce dunque soprattutto come ausilio alla progettazione, e si applica in particolare alle interfacce. E’ con l’interfaccia di un software, infatti, che ogni utente si relaziona. Ad ogni sua azione l’interfaccia proporra’ un risultato, un cambiamento di stato; poco importa, ai fini dell’usabilita’, come l’interfaccia sia giunta a quello stato, attraverso cioe’ quali meccanismi di programmazione (che sconosciuti ad ogni utente).

Con l’avvento di Internet e la proliferazione dei siti web, il problema dell’usabilita’ sta iniziando a spostarsi sul nuovo settore in qualche caso anche molto diverse da quelle tipiche del software: se un software viene normalmente usato dopo esser stato acquistato, un sito web prima viene usato, e solo se l’uso risulta soddisfacente puo’ dar vita ad una transazione ed eventualmente ad un guadagno.

Cio’ che risulta importante sottolineare e’ che i progettisti abbiano iniziato a spostare l’attenzione sull’utente finale, e che questo sia avvenuto (non senza grosse difficolta’) solo dal momento in cui tale utente-utilizzatore non era piu’ un esperto di informatica (come avviene nella stragrande maggioranza degli utenti che utilizzano siti internet).

 

A questo proposito vorrei riportare alcuni suggerimenti espressi da Jacob Nielsen, informatico danese considerato il guru dell usabilita’, su come produrre un sito internet “usabile”:

 

  • Dare all’utenza controllo e liberta’: in genere, e’ bene lasciare agli utenti il controllo sul contenuto informativo del sito, permettendo loro di accedere agevolmente agli argomenti presenti e di navigare tra essi, a seconda delle proprie esigenze. E ‘ fondamentale segnalare i link in modo adeguato, senza ambiguita’ di significato e posizionandoli nella pagina dove l’utente si aspetta di trovarli rispetto alle pagine precedenti.

 

  • Flessibilita’ ed efficenza: e’ bene dare agli utenti la possibilita’ di una navigazione differenziata all’interno del sito, a seconda della propria esperienza nell’utilizzo del Web e della conoscenza del sito stesso. Gli utenti non esperti, ad esempio, amano essere guidati passo per passo, mentre gli utenti piu’ esperti preferiscono utilizzare scorciatoie, delle quali anche utenti non esperti, man mano che aumenta il loro livello di esperienza, possono usufruire. Un altro aspetto dell’efficienza e’ anche il tempo di risposta del sistema alle azioni dell’utente, problema che nelle applicazioni web e’ tra i piu’ critici. Nei siti web, il tempo massimo di attesa non deve superare i 10 secondi, tempo oltre il quale gli utenti non mantengono piu’ l’attenzione sul dialogo e iniziano a passare ad un altro sito.

 

  • Aiutare gli utenti a riconoscere, diagnosticare ed uscire dalle situazioni di errore: i messaggi di errore dovrebbero indicare con precisione il problema e suggerire una soluzione costruttiva. Ad esempio, qualora l’utente non avesse compilato correttamente uno o piu’ campi a disposizione sulla pagina, il messaggio successivo all’invio dovrebbe segnalargli quali errori sono stati commessi, cosi’ da permettergli di recuperare con facilita’ all’invio successivo.

 

 

Da questi pochi suggerimenti appare evidente come sia fondamentale per i programmatori il ruolo degli utenti nell’ottimizzare la costruzione di un sito internet e per limare eventuali difetti.

 

Ciro

p.s. un esempio di usabilita’ tentennante lo rileviamo proprio con wordpress riscontrando numerosi problemi coi caratteri accentati sia che si usi firefox che safari… questa, ad esempio, e’ una normalissima “e” accentata che firefox non riesce a leggere: č.





SNA

26 03 2008

SNA

La Social network analysis e’ l’analisi e la misurazione delle relazioni e dei flussi che si instaurano tra persone, gruppi, organizzazioni, computers, siti web e altri processi di scambio di informazioni e conoscenze.

Nella teoria delle reti sociali (social network theory) la societa’ e’ vista e studiata come rete di relazioni, piu’ o meno estese e strutturate. Il presupposto fondante e’ che ogni individuo (o attore) si relaziona con gli altri e questa sua interazione plasma e modifica il comportamento di entrambi. Lo scopo principale dell’analisi di network e’ appunto quello di individuare e analizzare tali legami (definiti ties) tra gli individui (chiamati nodes). La rete delle relazioni stabilite (social network) e’ formata da nodi rappresentanti persone e gruppi.

Le reti sono quindi strutture relazionali tra attori ed in quanto tali costituiscono una forma sociale rilevante che definisce il contesto in cui si muovono quegli stessi attori.
La rete sociale risulta essere allora la struttura di relazioni le cui caratteristiche possono essere usate per spiegare, in tutto o in parte, il comportamento delle persone che costituiscono la rete.

Gli studi in questo campo sono oggi utilissimi per i consulenti manageriali nella gestione di reti di imprese e di affari (ONA=organiztional network analysis) ma anche nei settori di internet.
Oggi, infatti, i siti che permettono il “social networking” sono ormai diffusissimi e si basano proprio su quei principi e su quei concetti ricavati dalla social network analysis.

Ciro





Web 2.0

26 03 2008

web3.jpg

Spesso utilizziamo in questo blog termini e diciture che non hanno bisogno di molte spiegazioni ma che, con i dovuti approfondimenti, possono rivelarsi diversi da come ce li aspettavamo. Pensiamo quindi sia una buona idea utilizzare qualche post per spiegare in maniera piu’ articolata i concetti base che utilizziamo e utilizzeremo nel nostro lavoro:

Web 2.0 e’ un punto di partenza per nuove metodologie e applicazioni software, all’insegna della condivisione e della collaborazione tra esseri umani. Il web 2.0 rappresenta infatti il filo conduttore di una nuova filosofia all’insegna della collaborazione tra gli utenti: “un’interazione sociale realizzata grazie alla tecnologia”.

I servizi e gli strumenti del Web 2.0 trasformano ogni utente da consumatore a partecipante, da utilizzatore passivo ad autore attivo di contenuti, messi a disposizione di chiunque si affacci su Internet, indipendentemente dal dispositivo che utilizza.

Il web 2.0 e’ in continua espansione e non a caso il Time ha recentemente eletto personaggio dell’anno (con una singolare copertina raffigurante uno specchio e la scritta You) chiunque abbia creato, condiviso, diffuso ed usufruito di contenuti su internet, dimostrando in tal modo come il 2006 (ma il fenomeno cresce di giorno in giorno) sia stato l’anno della definitiva consacrazione del cosiddetto “Web 2.0″.

Alcuni esperti definisco il web 2.0 come lo “stato di evoluzione piu’ dinamico ed interattivo del world wide web” mentre altri come “tecnologie che permettono ai dati di diventare indipendenti dalla persona che li produce” (ad esempio il blog si potrebbe considerare come la versione Web 2.0 della vecchia homepage personale).

Jason Fried (creatore di 37signals, una “software house” fondata a Chicago nel 1999) nel libro “User Survey” fornisce una descrizione del web 2.0 in dieci punti:

1. La saggezza degli utenti: con questa definizione pensiamo direttamente al funzionamento di Digg.com, in cui il successo di un articolo e’ deciso dagli utenti che lo votano. La gente parla della forza dell’”Effetto della rete”. I risultati di Google funzionano in base a questa definizione. E’ il numero di link al sito che ne decide l’importanza.

2. Applicazioni web condivise: se applichiamo questa definizione, allora solo alcuni siti verrebbero classificati come Web 2.0: Basecamp, Writely e 30Boxes. Ma se pensiamo a Google e a Digg come applicazioni, allora molti altri siti rientrerebbero nella categoria.

3. Il web inteso come piattaforma: definizione abbastanza vaga. Avete ragione. Secondo Tim O’Really, che ha coniato questo concetto, significa mettere a disposizione un servizio che non potrebbe vivere senza il web. In quest’ottica, allora pensiamo a eBay, Craiglist, Wikipedia, del.icio.us, Skype e Dodgeball. Penso che ogni community possa rientrare in questa definizione.

4. Partecipazione degli utenti: Questo e’ il punto fondamentale che divide i vecchi siti dai nuovi servizi web come YouTube, Flickr e OhMyNews dove gli utenti sono anche gli autori. L’espressione “read/write web” illustra chiaramente l’idea che vogliamo trasmettere.

5. Pieno coinvolgimento dell’utente: I siti Web 2.0 usano CSS, AJAX, e altre tecnologie che aumentano l’usabilita’  e creano pagine dinamiche che sono i grado di mostrare piu’ informazioni nello stesso spazio.

6. Neologismo per Marketing: questo e’ almeno quello che gli scettici dicono. Cosi’ Google search, Amazon ed eBay, che fanno parte del Web 2.0 per una o piu’ delle loro caratteristiche, sono solo una sorta di moderna moda passeggera destinata a sparire. Questa definizione e’ parzialmente vera, anche se, secondo me, il Web 2.0 e’ molto di piu’.

7. L’importanza dei dati: La gestione dei dati e’ una competenza insita nelle aziende che trattano il Web 2.0. “L’SQL e’ il nuovo HTML”, e’ un’altra definizione che segue la stessa filosofia. Tutto il Web 2.0, dalle grandi aziende come Amazon e Google per arrivare alle piccole startup come 30boxes e Orchestrate, operano principalmente con database e praticamente non fanno altro che mostrare viste personalizzate.

8. Beta per sempre: Le applicazioni Web 2.0 sono continuamente rilasciate, riscritte e rivisitate su basi in continuo sviluppo. La maggior parte delle applicazioni di Google, per esempio, sono ancora in beta. Ancora, Flickr si rumoreggia sia modificato ogni 30 minuti. MySpace e altre reti sociali aggiungono nuove caratteristiche ogni quindici giorni. Questa e’ comunque diventata una caratteristica anche delle applicazioni standalone, basti pensare a Windows e MacOs che rilasciano fix e patch in continuazione.

9. Usare il web come e’ stato ideato: Paul Graham riferisce di un incremento nell’usabilita’ che e’ stata raggiunta attraverso un buon design, grazie a tecnologie come AJAX e anche perche’ e’ stato permesso agli utenti di organizzare le loro informazioni liberamente (si veda Flickr e del.icio.us).

10. Nulla: Molti asseriscono che il Web 2.0 non esiste. Personalmente trovo difficile condividere questa risposta. Semplicemente perche’ se da un lato e’ difficile trovare una definizione chiara, dall’altro e’ anche innegabile una lenta rivoluzione nei nuovi siti. E’ come voler descrivere il mondo con il solo bianco e nero. Esistono le gradazioni e le tonalita’ che dipingono meglio gli oggetti e la realta’. La stessa cosa credo si possa dire delle nuove applicazioni. Inoltre il Web 2.0 e’ ancora una espressione giovane. Ci rendiamo conto di cosa sia, ma non riusciamo ancora a definirne i contorni.

Ciro





Nuovo gruppo

26 03 2008

Ed eccoci a una nuova puntata dell’avventura timeet.com

Recentemente abbiamo creato il gruppo “sistemi informativi – informaweb”. I partecipanti sono gli autori di questo blog, ma nuove visite o addirittura nuovi membri ci farebbero molto felici.

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Inoltre saremo ben lieti di utilizzare anche quello spazio per confrontarci sui temi che presenteremo e che, a brevissimo, saranno presentati su questo blog.

A presto!

Roberto

p.s. la foto che ho utilizzato e’ un ritaglio di quella fatta dal professore e poi pubblicata su DOL…spero che nessuno se ne abbia a male :)